Storie di mamme. Clara: la forza della vita

Vogliamo raccontarvi la storia della maternità di Clara, della sua gravidanza e del suo parto cesareo. Un racconto molto toccante e intenso che ci fa riflettere sull’importanza del tempo e di come è bene assaporare ogni istante di questa avventura straordinaria che è il viaggio verso la maternità.

Mai scoraggiarsi, mai affliggersi. Ogni istante è prezioso e soprattutto non c’è mai qualcosa da recuperare ma semmai da vivere intensamente.

Eccovi la sua storia, da leggere tutto d’un fiato…

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“Eccomi qui a riprendere un filo spezzato poco più di 4 anni fa. Sarò un pò prolissa nel raccontarvi la mia storia ma sento che è essenziale per capire cosa ho provato, cosa mi è mancato.

Ho desiderato un figlio per anni, tanti anni. Ricordo che da adolescente dicevo a mia madre che appena maggiorenne avrei trovato qualcuno che mi avrebbe aiutata a realizzare il mio sogno…ho atteso 15 anni! 15 anni per vivere una non-gravidanza e allo stesso tempo il periodo più bello della mia vita.

A giugno 2007, dopo aver letto un bel libro sull’argomento, decido di praticare l’immaginazione creativa. Immagino di avere due gemelli e di accudirli amorevolmente.

Per me era solo un gioco, tant’è che non era il momento di avere figli (e quando lo è oggigiorno?) e i miei rapporti erano categoricamente protetti (pensavo!). Nel frattempo mi sottopongo ad un controllo della tiroide e si decide per l’asportazione totale della stessa.

Un pò per gioco (riferito all’immaginazione creativa), un pò per scrupolo chiedo di fare il test di gravidanza. Ripetuto 2 volte, da esito negativo. Intervento nella norma, post operatorio con delle forti fitte alla pancia.

Arriva la fine del mese e salta il ciclo. “Càpita dopo un’intervento in anestesia generale” dice il medico…. Arriva metà agosto ed arriva il ciclo….un ciclo che sembra non finire mai… “Normale dopo un’intervento” dice il medico… Inizio a non trattenere le urine la notte e il seno mi fa male “Normale, è un problema psico-somatico perchè non accetti l’intervento subito” dice il medico di base nonchè ginecologa. Arriva fine agosto ed ho ancora perdite e la lancetta della bilancia inizia a salire. “Normale dopo l’asportazione della tiroide, bisogna trovare il giusto dosaggio della pasticca” dice il medico. Passo un’estate colma di malesseri.

Arriva metà settembre insieme ad un ciclo-emorragia, i medici non si spiegano e i kg aumentano. A fine settembre mi prescrivono il progesterone perchè continuo ad avere perdite. I primi di ottobre esaurisco la pazienza e chiedo un’ecografia d’urgenza perchè voglio capire che cosa sta succedendo. 

12 OTTOBRE 2007 il medico toglie delicatamente la sonda utilizzata per eseguire l’ecografia interna e passando a quella esterna mi dice ‘Signora lei non ha nessun problema, è solo incinta di 4 mesi!’ Io gli sussurro qualcosa che assomiglia a ‘Lei è pazzo, non è possibile, ho il ciclo da 3 mesi!‘ e lui ‘Signora stia tranquilla, non era ciclo ma tutte minacce d’aborto…’

Gira il monitor verso di me, alza il volume e sento il Suo cuore. Quello non era il suono del mio cuore eppure proveniva da dentro me. ‘Non è possibile’ dico mentre un misto di sentimenti prendevano il sopravvento.

L’infermiera si commuove, il medico si complimenta ed io scoppio di gioia! Piango, rido, penso, sogno, mi sento VIVA! Fanno tutto ciò che devono e ricordo di aver ringraziato, di essere uscita dalla stanza e di aver fatto su e giù nel corridoio per almeno 10 minuti con il desiderio di urlare al mondo la mia gioia!

toys 1Da quel momento inizia il periodo più bello e vivo della mia vita. Sono dispiaciuta per aver ‘perso’ 4 mesi ma non ne faccio un dramma. Non faccio un dramma neppure del fatto che appena saputo, ho perso il lavoro. Ero su un’altro pianeta, ero STRAFELICE! Mi dicono che è una gravidanza a rischio, che devo stare tranquilla e fare i controlli. Faccio tutto, sono diligentissima. Inizio a parlare col mio cucciolo/a.

Decidiamo di non conoscere il sesso. Faccio solo controlli non invasivi e preparo un diario per Lui e il piano del parto. Lo preparo in ogni minimo particolare. Ospedale, parto naturale, no epidurale, no induttori del parto, travaglio in acqua, no lavaggio del bambino, ecc ecc. Il giorno 8 GENNAIO 2008 mi dicono che la gravidanza non è più a rischio e la data presunta del parto è 29 marzo.

Il 29 GENNAIO, esattamente dopo 21 giorni ho l’ennesima emorragia. Oramai abituata vado con calma in ospedale. Da un primo controllo sembra tutto nella norma ma mio marito insiste affinchè io rimanga sotto controllo. Dopo un paio d’ore ennesima ecografia. Qualcosa non va, non capiscono bene cosa. Un’emorragia dietro la placenta.

Per scrupolo racconto che mia sorella aveva perso il bambino alla 31^ settimana. Io ero a 31+4. Decidono di trasferirmi in un’ospedale più attrezzato. ‘Perchè?’ dico io ‘Va tutto bene‘. Mi fanno un’iniezione ‘Per i polmoni del bambino/a‘ dicono ‘Sai mai dovesse nascere..’ ‘Va bè’ rispondo ‘l’importante è che non faccia male al bambino’. (che ingenua!). Neppure la dottoressa sa bene cosa stia succedendo perchè dice a mio marito di star tranquillo e di fare con calma.

Faccio il tragitto in ambulanza. Correva, quest’ambulanza correva.. ‘Vai piano‘ pensavo ‘Vai piano che il mio bambino si fa male. Tranquillo piccolo mio, tranquillo che mamma è con te.‘ Intanto qualcosa dentro di me muta, la paura fa capolino e le lacrime iniziano a fluire sul mio volto. Sussuravo al mio cucciolo le canzoncine che gli cantavo sempre e mi autoconvincevo che andava tutto bene. ‘Solo per sicurezza‘ aveva detto la Dott! ‘Non aver paura, c’è la tua mamma con te, va tutto bene, va tutto tremendamente bene’.

Arrivati dinanzi all’ospedale controllano il battito del cucciolo ‘Certo che si sente‘ penso ‘Perchè non si dovrebbe sentire?’ Arrivo in reparto ed inizia il calvario. Guardano tra le carte alla ricerca dei controlli che ho fatto. ‘li ho fatti tutti‘ penso ‘Io sono una brava mamma, che credete?’ Non faccio in tempo a pensarlo che arriva un’infermiera con una lametta. ‘No, ferma, che succede? Cosa volete fare? No, per favore. Il mio bambino, non mi togliete il mio bambino. Non voglio. Vi prego, non fatelo, vi prego.

Lasciatelo ancora dentro di me, non me lo togliete. Vi prego…’ La dottoressa chiama mio marito. Gli dice cosa sta per succedere e me lo passano ‘Amore, vogliono farlo nascere. Amore, non voglio‘ ‘Tranquilla‘ mi dice ‘ Sto arrivando, andrà tutto bene. Tranquilla amore mio’ Mi sembra un’incubo. Mi sento catapultata da un mondo fatato all’inferno più nero. Sento dire tra i medici che non avrebbero dovuto trasferirmi perchè c’era un distacco di placenta e il battito si sentiva poco. Mi trasportano in ascensore, mi fanno firmare fogli che ovviamente neppure leggo e tra un singhiozzo e l’altro chiedo al medico ‘Dottore, ma se lo fate nascere, sopravvive?’ e lui risponde guardandomi dai piedi del letto ‘Stiamo facendo di tutto affinchè questo avvenga’.

Il colpo finale!

Arrivo in sala operatoria, tutti corrono, il medico è di fronte a me con il bisturi in mano che mette fretta all’anestesista, la luce sui miei occhi, penso che è solo un’incubo, che non sono io ad essere lì, (non so se vi è mai capitato di provare questa pessima sensazione!) un’iniezione sul braccio… Il buio totale. Lo stesso buio che è rimasto nel mio cuore.

Il buio di una mamma che si ritrova ad essere felicemente mamma di un bimbo che le hanno detto essere il suo. Non un bimbo che ha messo alla luce ma che le hanno detto di aver messo alla luce.

Il risveglio in camera è stato talmente doloroso nel fisico e nell’anima da non avere le parole per descriverlo se non con le lacrime che continuano a solcarmi il volto. Ho dato per scontato che fosse vivo. E per fortuna lo era. Per un pelo lo eravamo tutti e due, vivi. Io al 4° piano, lui al secondo in un’incubatrice. Addio piano del parto, addio contatto pelle a pelle, addio il primo sguardo, il primo pianto, il primo di tutto…

Mi avevano tolto il mio bambino prima ancora che mi rendessi conto di averlo dentro. Avrei voluto una gravidanza lunga nove mesi. Avrei voluto partorire come ogni donna dovrebbe fare. Sembra assurdo ma nel mio piano del parto avevo chiesto un parto più naturale possibile, con le doglie, i dolori, l’attesa, la sofferenza necessaria per metterlo alla luce. Avrei, avrei avrei…avrei voluto anche provare quella magica sensazione che ti fa dimenticare tutto al primo sguardo. Quella magia che ti porta ad avere altri figli nonostante il dolore.  Ho un figlio e non so cosa siano le doglie, ho un figlio e non so cosa significhi partorire, ho un figlio che amo da morire ma mi è mancato qualcosa. Così come sono certa sia mancata a lui!

Sapevo che era l’occasione della vita e che difficilmente avrei avuto altri figli. Mi sono incolpata di tutto.Sentivo di non essere stata capace, di averGli fatto del male, di non essere all’altezza. Io che avevo programmato tutto. Forse un pò troppo!

Mio figlio era nelle mani di qualcuno che si prendeva cura di lui ma non in quelle di chi avrebbe tanto voluto recuperare quei mesi persi! Così da 4 che ne avevo persi sono diventati 6! Una gravidanza durata 3 mesi ed un parto durato il tempo di un’operazione chirurgica. Perchè altro non è!

L’universo mi ha dato un figlio ma non mi ha dato il tempo necessario perchè mi preparassi ad essere mamma. Ringrazio Dio di averlo desiderato per tanti anni perchè è solo grazie al mio istinto materno che sono riuscita, insieme al mio piccolo, ad essere mamma nonostante non abbia avuto il tempo fisiologico che la natura mette a disposizione ad ogni donna per arrivare a sentirsi madre. Perchè, secondo me, 9 mesi servono a entrambi.

Tant’è che spesso ho sentito donne in prossimità del parto non vedere l’ora di partorire (smentitemi se non è così!). Perchè è la natura che lo vuole! Beh, a me la natura mi ha tolto ma mi ha dato anche tanto e ringrazio Dio di poter vedere ogni giorno il sorriso su quel faccino d’angelo di mio figlio! Ora vogliate scusarmi se non racconto l’avventura del TIN (terapia intensiva neonatale) ma ho esaurito le mie energie emotive e mentali. Comunque se non si è capito, è nato un maschietto, pesava 1.878 gr per 42cm, l’ho allattato per 2 anni e 10 mesi e l’abbiamo chiamato Morgan!”

Clara

Se volete raccontarci la vostra storia e condividerla con altre mamme potete scriverci all’indirizzo babyshoweritaly@gmail.com

Alessia Scordo

Mi chiamo Alessia, sono una Sociologa appassionata di Comunicazione. Da anni lavoro in Università dove mi occupo di Comunicazione e di Formazione post-Experience, un mondo che amo e che mi consente di stare a contatto con le persone che hanno sempre voglia di evolvere. Ho tante passioni e soprattutto ho sempre voglia di mettermi in gioco e di sfidare me stessa. Per questo motivo, quando ho scoperto che sarei diventata mamma, ho deciso di lanciare un progetto imprenditoriale e un blog sul Baby Shower Party. Baby che...??? In effetti è stata la solita sfida... Per chi ancora non sapesse cos’è il Baby Shower vi rimando ai post pubblicati sul sito. In questo spazio ho deciso di scrivere non solo di Party ma anche di altre cose che mi piacciono e che penso possano piacere ad altre mamme e donne che hanno la buona e sana abitudine di curiosare in rete. La mia più grande fonte di ispirazione? Ovviamente Lui, la persona che ha reso unica la mia vita e che ogni giorno tira fuori il meglio (e a volte anche il peggio) di me... Se avete voglia di seguirmi, curiosate tra le pagine di questo blog, se volete conoscermi meglio mi trovare anche in altri spazi social: Linkedin, Facebook e Twitter.

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